L'invenzione della carta

La storia dell’origami non inizia con un generico “c'era una volta”, ma con un momento preciso: l’invenzione della carta. La nascita e la diffusione dell’origami sono infatti strettamente legate alla storia della carta.

La carta fu inventata in Cina, ma fu soprattutto in Giappone che l’origami si sviluppò fino a diventare una parte importante della cultura e della società. Nel corso dei secoli, questa arte ha accompagnato l’evoluzione storica e culturale del Paese.

Secondo la tradizione, la carta sarebbe stata inventata in Cina all’inizio del II secolo d.C., durante il regno dell’imperatore Hedi, della dinastia degli Han Orientali. Nel 105 d.C. l’eunuco Cai Lun avrebbe presentato all’imperatore un nuovo tipo di carta, realizzato probabilmente con fibre di canapa, cortecce di alberi, come quella del gelso, e altri materiali di recupero.

Gli scavi archeologici più recenti hanno però dimostrato che la carta esisteva già prima di Cai Lun. È quindi probabile che egli non sia stato l’inventore vero e proprio, ma colui che migliorò notevolmente la qualità della carta e i metodi per produrla. Ampliò inoltre i materiali utilizzabili e contribuì alla diffusione di questa nuova tecnologia in tutta la Cina.

Perché la carta fu così importante

La carta era resistente, poteva essere colorata ed era soprattutto un ottimo supporto per la scrittura a inchiostro. Per questo motivo sostituì progressivamente le più antiche strisce di legno e bambù.

Aveva inoltre una caratteristica fondamentale per lo sviluppo dell’origami: era sottile, poteva essere piegata e manteneva la piega, permettendo di essere aperta e ripiegata molte volte.

Anche se la prima carta cinese era probabilmente piuttosto grossolana, la sua invenzione fu comunque una vera rivoluzione per l’epoca.

Cai Lun ricevette importanti riconoscimenti per il suo lavoro. Nel 114 d.C. l’imperatrice vedova Deng Sui lo nominò “Marchese di Longting”. Da questo titolo deriva il nome con cui venne indicata la carta da lui perfezionata: “carta del Marchese Cai”.

A Cai Lun venne però imposto anche il divieto di divulgare fuori dalla Cina il segreto della produzione della carta. Per circa cinquecento anni questa tecnica rimase quindi principalmente nelle mani dei cinesi.

La carta arriva in Giappone

Nel 610 d.C. la tecnica per produrre la carta arrivò in Giappone, probabilmente grazie a un monaco buddhista. Secondo una leggenda, il monaco avrebbe rivelato il segreto della fabbricazione della carta dopo essere stato catturato da alcuni pirati giapponesi.

Successivamente, la tecnica si diffuse anche in Corea e in altri Paesi dell’Asia.

In Giappone furono sviluppati metodi sempre più raffinati per produrre una carta morbida, resistente ed elastica. Queste caratteristiche resero la carta particolarmente adatta a essere piegata e favorirono lo sviluppo dell’origami.

Il significato religioso della carta

In Giappone la carta acquistò presto anche un importante significato religioso.

oru kamiLa parola origami è formata da due termini giapponesi: oru, cioè “piegare” e kami, cioè “carta”. Origami significa quindi letteralmente "carta piegata" o "piegare la carta". La parola kami, però, può indicare anche le divinità. Questo crea un particolare legame simbolico tra la carta e il mondo religioso.

Anche il modo in cui viene prodotta la carta può essere collegato alla filosofia orientale della trasformazione. Le fibre vegetali vengono trasformate in una pasta e, dopo il processo di lavorazione, “rinascono” sotto forma di carta.

Per questo motivo la carta divenne un elemento importante nelle cerimonie religiose. Venivano utilizzate, per esempio, le gohei, strisce di carta piegate in modo particolare che servivano a rappresentare il collegamento tra gli uomini e le divinità e a delimitare gli spazi sacri.

Le gohei venivano utilizzate anche in altri contesti. Per esempio, erano associate ai lottatori di sumo e venivano usate dai fabbri per consacrare lo spazio nel quale venivano realizzate le spade dei samurai.

L'origami durante il periodo Heian

Inizialmente la produzione della carta era soprattutto nelle mani dei monaci, che erano tra i suoi principali utilizzatori. La lavorazione richiedeva infatti molto tempo e personale specializzato.

I primi origami non erano veri e propri modelli figurativi come quelli che conosciamo oggi. Erano soprattutto forme astratte, utilizzate per scopi simbolici e religiosi.

Durante il periodo Heian (794-1185) l’origami iniziò lentamente a uscire dall’ambito religioso. Anche la nobiltà cominciò a utilizzare e piegare la carta.

La carta era ancora un materiale costoso, quindi rimaneva soprattutto nelle mani delle classi più ricche. I modelli diventarono però progressivamente più realistici e iniziarono a rappresentare animali, insetti, fiori e altri elementi della natura. In questo periodo comparve anche uno dei modelli più famosi dell’origami: la gru, chiamata in giapponese tsuru, che ancora oggi è considerata il simbolo internazionale dell’origami.

L'origami nelle cerimonie

Nonostante la sua diffusione, la carta rimase per molto tempo un materiale raro e prezioso. Per questo veniva utilizzata soprattutto durante cerimonie religiose e occasioni importanti.

Tra gli esempi più antichi di origami del periodo Heian troviamo un foglio di carta pieghettato utilizzato per coprire una bottiglia di sake offerta sull’altare durante le cerimonie religiose.

Sempre a questo periodo risalgono le figure di ocho, la farfalla maschio, e mecho, la farfalla femmina. Queste figure venivano applicate alle bottiglie di sake durante alcune cerimonie nuziali shintoiste. Questa tradizione è ancora presente in Giappone.

L'origami nel periodo dei samurai

Alla fine del periodo Heian iniziò il periodo Kamakura (1185-1313), seguito dal periodo Muromachi o Ashikaga (1333-1573). In questi secoli la nobiltà civile perse gradualmente importanza, mentre aumentarono il potere e l’influenza della classe militare e dei samurai.

In questo periodo si svilupparono anche nuove scuole buddhiste, tra cui lo Zen, che dava grande importanza all’autodisciplina, alla meditazione e al rapporto con la natura. L’origami seguì questi cambiamenti e iniziò a diffondersi sempre di più nella società.

Il noshi e l'uso sociale dell'origami

Durante questo periodo nacque il noshi, una decorazione di carta utilizzata insieme a un regalo come segno di buon augurio o per congratularsi con qualcuno.

Si sviluppò inoltre l’abitudine di piegare le lettere in forme particolari, come farfalle, gru, fiori e forme geometriche. La forma e il colore della carta potevano perfino fornire indicazioni sul contenuto della lettera, ad esempio se si trattava di una lettera d’amore.

Nelle famiglie più importanti, conoscere l’arte dell’origami diventò un requisito importante per essere accettati nella società. Alcune famiglie arrivarono persino ad adottare un modello di origami come stemma.

L’origami iniziò poi a diffondersi anche tra le classi popolari. La carta veniva utilizzata per realizzare contenitori e oggetti di uso quotidiano, come i tato e gli tsutsusumi.

Anche il kusudama, una sfera realizzata con erbe e considerata capace di proteggere dagli spiriti maligni, veniva costruito utilizzando fogli di carta uniti tra loro con ago e filo.

La diffusione dell'origami nel periodo Edo

Durante il periodo Edo o Tokugawa (1603-1868) il Giappone conobbe un importante sviluppo economico. La situazione favorì anche la diffusione dell’origami. In questo periodo arrivò la stampa, che permise di pubblicare libri e raccolte dedicate ai modelli di origami. Tra le prime opere ricordiamo il Chushingura Orikata, una raccolta di personaggi tradizionali.

Una delle opere più famose è invece lo Hiren Senbazuru Orikata, il cui titolo significa qualcosa come “segreti per piegare le mille gru”.

Un’altra importante raccolta è il Kayaragusa, che contiene numerosi modelli tradizionali e cerimoniali, tra cui farfalle, folletti portafortuna, danzatori, lottatori e bambole hina.

Queste raccolte sono molto importanti perché permettono di conoscere quali modelli di origami erano già diffusi in quel periodo.

L'origami arriva in Occidente

Con la fine del periodo Edo, il Giappone iniziò ad avere rapporti più stretti con il mondo occidentale.

Per molto tempo il Giappone era rimasto relativamente isolato: pochi giapponesi potevano viaggiare all’estero e pochi stranieri potevano entrare nel Paese.

Con l’aumento degli scambi culturali ed economici, gli occidentali scoprirono l’origami e i giapponesi iniziarono a far conoscere questa arte anche fuori dal proprio Paese.

In Europa gli origamisti venivano inizialmente considerati quasi come maghi o prestigiatori, perché le loro tecniche erano molto sorprendenti e poco conosciute.

In Occidente, prima della diffusione dell’origami giapponese, era più comune utilizzare la stoffa per creare figure piegando tovaglie, tovaglioli e altri tessuti. Questa pratica era utilizzata soprattutto nelle corti e nelle occasioni eleganti.

Friedrich Fröbel e l'origami educativo

Verso la metà del XIX secolo, il pedagogista Friedrich Fröbel intuì che l’origami poteva avere importanti applicazioni nel campo dell’educazione.

Secondo Fröbel, piegare la carta poteva aiutare i bambini a sviluppare la creatività e, allo stesso tempo, a comprendere alcuni concetti di geometria.

La sua esperienza rimase per molto tempo abbastanza isolata, ma contribuì alla diffusione dell’origami in Occidente.

Un’altra esperienza importante si verificò nella scuola d’arte del Bauhaus, dove l’origami venne insegnato tra il 1920 e il 1930.

Le idee di Fröbel furono successivamente riprese anche in Giappone e applicate all’educazione dei bambini, dando un forte impulso alla diffusione dell’origami.

Akira Yoshizawa: dall'origami alla vera e propria arte

Tra le persone che si interessarono a questo metodo educativo ci fu anche Akira Yoshizawa, uno dei più importanti maestri di origami.

Yoshizawa era profondamente appassionato di quest’arte. Quando gli venne affidato il compito di formare gli impiegati dell’azienda in cui lavorava, utilizzò la carta per insegnare loro la geometria.

Il suo contributo fu fondamentale perché trasformò l’origami da semplice tecnica di piegatura in una vera forma d’arte.

Yoshizawa introdusse nuovi modi di concepire e costruire i modelli. Diede grande importanza alle pieghe morbide e alla tridimensionalità, che fino a quel momento erano state poco utilizzate.

Sviluppò inoltre la tecnica della piega bagnata, o wet folding, che permette di dare ai modelli una maggiore plasticità e forme più naturali.

La diffusione internazionale dell'origami

Nel 1952 Yoshizawa pubblicò su una rivista giapponese una raccolta dedicata ai dodici segni dello zodiaco. I suoi modelli colpirono il pubblico per la loro bellezza e per le tecniche innovative.

Un altro suo contributo fondamentale riguardò la divulgazione dell’origami.

Insieme a Samuel Randlett e Robert Harbin, Yoshizawa sviluppò un sistema di simboli e segni grafici per indicare le diverse pieghe da eseguire su un foglio.

Questo sistema fu importantissimo perché permetteva di spiegare un modello di origami senza bisogno di conoscere la lingua dell’autore. Il linguaggio dei simboli era infatti internazionale.

Questi simboli sono ancora oggi utilizzati e hanno reso molto più semplice la diffusione dell’origami in tutto il mondo.

Nel 1955 venne organizzata ad Amsterdam la prima mostra con modelli originali di Yoshizawa. La mostra ebbe un grande successo e contribuì a rafforzare i rapporti culturali tra Giappone e Paesi occidentali.

 

Nel 1958, negli Stati Uniti, Lillian Oppenheimer fondò a New York l’Origami Center e organizzò una nuova esposizione dedicata a Yoshizawa.

Successivamente nacquero numerose associazioni dedicate all’origami, tra cui la British Origami Society nel 1967 e il Centro Diffusione Origami nel 1978.

Da quel momento l’origami si diffuse sempre più in Europa, nelle Americhe e nel resto del mondo.

L'origami come forma d'arte

Dopo Yoshizawa, molti altri artisti portarono l’origami verso livelli sempre più complessi.

Un esempio importante è Eric Joisel, che utilizzò la carta per esprimere la propria creatività artistica. I suoi modelli sono molto complessi e sorprendenti, soprattutto considerando che vengono realizzati partendo da un semplice foglio di carta e senza utilizzare colla o forbici.

Oggi l’origami è conosciuto praticamente in tutto il mondo. La diffusione dei simboli creati da Yoshizawa, Randlett e Harbin ha favorito enormemente lo scambio di informazioni tra gli origamisti.

In Occidente, inoltre, l’origami si è sviluppato senza tutti i significati religiosi e spirituali che tradizionalmente lo accompagnano in Giappone. Questo ha permesso agli artisti occidentali di sperimentare più liberamente nuove forme e tecniche.

Nuove forme e nuove tecniche

Tradizionalmente l’origami viene associato al foglio quadrato, ma gli artisti occidentali hanno iniziato a sperimentare anche altri formati, come triangoli, esagoni, ottagoni, rettangoli di diverse forme e dimensioni.

Sono state sviluppate anche nuove tecniche, tra cui il box pleating, che permette di creare numerosi strati e pieghe da utilizzare per costruire modelli complessi.

L’origami ha inoltre avuto un forte legame con lo studio della geometria. Attraverso le pieghe della carta è possibile dimostrare diversi principi geometrici e risolvere anche alcuni problemi che non possono essere risolti utilizzando soltanto riga e compasso.

L'origami modulare

Un'importante forma di origami è l’origami modulare, sviluppato e diffuso soprattutto grazie a Tomoko Fusè.

Il principio è semplice: ogni foglio viene trasformato in un modulo, che si collega agli altri moduli. Ogni modulo diventa quindi contemporaneamente parte della struttura e punto di collegamento per quello successivo.

Non esiste un vero limite al numero di moduli che possono essere utilizzati. Sono state infatti realizzate costruzioni composte da oltre 60.000 moduli.

Le applicazioni dell'origami nella vita quotidiana

L’origami non è soltanto un’arte, ma ha trovato numerose applicazioni pratiche.

Un esempio sono gli airbag delle automobili. Il principio consiste nel piegare una superficie in uno spazio molto piccolo, in modo che possa poi espandersi rapidamente quando necessario.

Anche alcune tecnologie spaziali hanno utilizzato principi simili. La lente del telescopio Hubble, per esempio, è stata progettata per essere trasportata nello spazio in una configurazione ripiegata e successivamente aperta.

La medicina ha inoltre utilizzato principi dell’origami per progettare gli stent, dispositivi impiegati nella chirurgia vascolare.

L’origami è stato studiato anche come possibile strumento per il recupero e il trattamento di alcune difficoltà psicologiche.

L'origami e la matematica

Uno dei protagonisti dello studio scientifico dell’origami è il ricercatore della NASA Robert J. Lang, che ha contribuito alla completa formalizzazione teorica di questa disciplina.

Oggi l’origami è studiato anche da numerosi matematici e scienziati, perché le sue tecniche permettono di esplorare problemi legati alla geometria, alla matematica e alla progettazione.

Questo dimostra quanto l’origami sia diventato molto più di una semplice attività manuale.

L'origami: un'arte in continua trasformazione

Nel corso dei secoli l’origami è cresciuto e si è sviluppato enormemente, ma il suo principio fondamentale è rimasto lo stesso: trasformare un semplice foglio di carta attraverso le pieghe.

Questo aspetto richiama una delle idee fondamentali della filosofia orientale: tutto cambia e si trasforma continuamente.

Nell’origami, infatti, da un modello può nascere un altro modello attraverso una piccola modifica. Da quest’ultimo può nascerne un altro ancora e così via, senza una vera fine.

L’origami rappresenta quindi perfettamente l’idea di una trasformazione continua: un semplice foglio può diventare una figura, poi un’altra e poi un’altra ancora.

Ed è proprio questa possibilità praticamente infinita a rendere l’origami un’arte così affascinante.

Basta prendere un foglio di carta e iniziare a piegarlo per entrare in un mondo vastissimo, nel quale creatività, arte, geometria e cultura si incontrano.

 

Francesco Decio e Vanda Battaglia

 

 

Questa "Breve storia dell'origami" è tratta dal volume "Origami tradizionali giapponesi", di Francesco Decio e Vanda Battaglia, editing di Federica Romagnoli pubblicato nel 2014 dall'editore NuiNui © - Chemin du Tsan du Pèri, 10 - 3971 Chermignon - Svizzera.

Si ringrazia l'editore per aver concesso la pubblicazione. Tutti i diritti di riproduzione e adattamento sono riservati.